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[Il notiziario virtuale di Debora #024] Tu puoi rimandare, ma il tempo non lo farà (Benjamin Franklin)

Notizie, curiosità e strumenti che scopro durante la settimana e che voglio condividere con te.
[Il notiziario virtuale di Debora #024] Tu puoi rimandare, ma il tempo non lo farà (Benjamin Franklin)
di Debora Montoli • Newsletter #24 • Visualizza online
Notizie, curiosità e strumenti che scopro durante la settimana e che voglio condividere con te.

Cigni di passaggio
Cigni di passaggio
Un messaggio in bottiglia per chi si sente solo mentre lavora
Una delle domande più frequenti che mi hanno posto da quando ho iniziato a lavorare da casa riguarda la solitudine:

“Ma non ti manca l’ufficio?”
“Come fai a lavorare da sola”
“Non senti la solitudine”

E devo dire che questi temi non mi hanno mai riguardato più di tanto sia per il mio carattere già molto da “lupo solitario” sia perché alla fine non passa giorno senza avere interazioni o collegamenti con altre persone.

Al di là del mio caso, noto che in effetti chi lavora da remoto può avvertire la solitudine ed è un cambiamento che, se non si è già abituati a vivere nel lavoro, può creare un certo disorientamento.

Ma non c’è niente di male a provare queste sensazioni e sarebbe sbagliato ignorarle.

Chiunque ha il diritto di poter lanciare un SOS, un messaggio di aiuto, una richiesta di contatto. Ascoltarsi è il primo punto, analizzare la situazione e trovare delle soluzioni è più facile di quanto si possa pensare.

Non si è mai soli a sentirsi soli.

Una mattina ero in macchina e stavo ascoltando Virgin Radio. La speaker stava esaminando il testo della famosa canzone “Message In A Bottle” che parla di un naufrago e della richiesta di aiuto fatta attraverso una bottiglia e che porterà il naufrago stesso a trovare altre “centinaia di miliardi di bottiglie”.

Chi lavora, in questa fetta di mondo folle che riguarda la partita Iva, dovrebbe avere in dotazione insieme al codice Ateco anche una bottiglia con la possibilità di scrivere un messaggio di aiuto per cercare supporto e contatti.

Se è vero ciò che ha scritto John Donne:
“Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto.
Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità.
E dunque non domandare mai per chi suona la campana: essa suona per te.”

È altrettanto vero che nessuna persona che lavora da remoto è sola, ma può costruire ponti con chiunque. È una parte del tutto.

Basta solo fare il primo passo lanciando un SOS nel mondo.
“Solo un naufrago
Un'isola sperduta nel mare
Un altro giorno solitario
Con nessuno qui tranne me
Più solitudine
Che nessun altro uomo possa sopportare
Soccorretemi prima
Che io cada nella disperazione
Manderò un SOS al mondo
Spero che qualcuno riceva il mio
Messaggio in bottiglia”

E la tua bottiglia non sarà l’unica.
Produttività e senso di colpa
A volte, quando arriviamo alla fine della giornata, ci sentiamo in colpa perché non siamo riusciti a fare ciò che avremmo voluto.
Proviamo un senso di sconforto quando abbiamo fatto meno attività del previsto.
La sensazione è quella di “non aver fatto abbastanza”.
Queste emozioni negative non fanno altro che spegnere la nostra motivazione e voglia di fare. Si crea un circolo vizioso che può bloccarci del tutto.

Ma perché si crea questo meccanismo? I motivi principali sono tre:
  1. Colleghiamo la nostra autostima alla produttività. In pratica, l'autostima aumenta o diminuisce in base al nostro rendimento. Ma le giornate sono troppo imprevedibili per lasciare che ci sia questo collegamento.
  2. Cerchiamo di raggiungere degli obiettivi troppo grandi. Un traguardo da raggiungere motiva solo se è fattibile (e non deve essere nemmeno troppo facile).
  3. Pensiamo sempre che gli altri stiano facendo molto più di noi. Ma come diceva Theodore Roosevelt: “Il confronto è il ladro della gioia”.

Come fermare questo meccanismo?
Separiamo chi siamo, la nostra identità personale, dal numero di cose che dobbiamo spuntare ogni giorno.
Poniamoci obiettivi realistici e raggiungibili. Premiano i progressi che facciamo piuttosto che il raggiungimento degli obiettivi.
E soprattutto impariamo una cosa: non saremo mai produttivi al 100%. Se non lo ammettiamo, resteremo sempre in balia del senso di colpa per non aver fatto abbastanza.
Why you never feel like you've done enough, and what to do about it
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Alla prossima settimana!

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Debora Montoli

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